“La camera d’ambra” di Matilde Asensi

TITOLO: La camera d’ambra

AUTRICE: Matilde Asensi

GENERE: Romanzo giallo

CASA EDITRICE: BUR Rizzoli

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Il primo libro dell’autrice spagnola, targato 1999, è un giallo particolarmente breve.

Vi sono sei personaggi principali, un gruppo di ladri e falsari di opere d’arte che si fanno chiamare Il gruppo degli scacchi.

Esattamente come il gioco, ogni personaggio ha un nome in codice che fa riferimento ai pezzi della scacchiera:

Ana è il Pedone, nonché la nostra narratrice. È un’antiquaria spagnola che è entrata nel gruppo alla morte del padre. Essendo il pedone, proprio come nel gioco, è il componente meno importante: il braccio esecutore, colei che si espone al pericolo.

José è il Cavallo, un falsificatore che nella vita quotidiana è proprietario di un’importante orologeria portoghese nonché padre di Amali (personaggio che ha un ruolo decisivo nella storia).

Laufer è l’Alfiere, un informatico tedesco che gestisce e realizza tutti i programmi del gruppo. Diciamo che è grazie a lui e alle sue tecnologiche che il gruppo non è mai stato catturato.

Rook è la Torre, un broker inglese che gestisce il denaro sporco.

Donna è la Regina, una falsificatrice italiana che come lavoro di copertura è proprietaria di un’impresa di conservazione e restaurazione di opere d’arte.

Infine, Roi è il Re, l’organizzatore. È un vecchietto francese molto arzillo per la sua età che controlla tutto fin dalla nascita del gruppo di scacchi.

L’avventura inizia quando un collezionista russo, Melentev Vladimir, commissiona il furto di un quadro, il Mugik, un’opera del 1916 che al momento si trova nelle mani di un industriale tedesco, ex nazista.

Il colpo riesce, ma si scopre che dietro la tela vi è una seconda opera: Geremia del 1949 fatta da un altro gerarca nazista Erich Koch.

Il quadro non è altro che una mappa per un qualcosa di molto più prezioso di un dipinto. Sotto i vari codici utilizzati per occultare il tutto c’è la posizione della camera d’ambra.

La camera d’ambra, chiamata così perché è proprio una stanza fatta interamente d’ambra, fu una donazione del re Federico Guglielmo I (Re di Prussia) allo Zar Pietro il grande.

Più che donazione fu un vero e proprio baratto: la stanza per un esercito.

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu rubata e ancora oggi, nella vita reale, non si sa la sua collocazione.

Così i nostri personaggi iniziano la ricerca per ritrovarla.

Il libro in sé è carino e mi ha fatto scoprire anche l’esistenza della Camera d’ambra, ma, forse perché era il primo libro dell’Asensi, non è stato proprio un exploit.

Poteva essere allungato con più dettagli e, soprattutto, potevano essere analizzati meglio i personaggi detti principali.

Per esempio Rook (la Torre) compare mezza volta in tutto il libro!

Per non parlare poi del finale! Pagine su pagine su come siano arrivati alla stanza e poi tutto termina in due minuti.

Dunque il mio voto per questo libricino è:

Chiara

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